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Feb. 10th, 2012

hand

Da persona educata, saluto...

... e dunque benvenuti a tutti.
Come si legge già dal profilo, questo è un lj di traduzioni e nient'altro. Se v'interessano i gruppi ed i musicisti che ascolto, troverete decisamente qualcosa che v'interesserà leggere.
Come ho già detto, accetto richieste di qualsiasi tipo: canzoni, interviste, blog post, qualsiasi cosa. Ma non di filmati: la mia conoscenza della lingua parlata non è ancora tale da consentirmi una comprensione perfetta, quindi preferisco evitare puttosto che incorrere in imbarazzanti strafalcioni. E le richieste verranno scremate secondo il mio insindacabile gusto, ovviamente.
Ulteriore nota: le traduzioni che troverete non sono letterali: una traduzione letterale è sempre un'ottima cosa, ma preferisco adattare la lingua inglese all'intaliano in quanto, traducendo solo letteralmente parola per parola, molte sfumature dei testi e delle interviste possono andare persi visto che le due lingue sono profondamete diverse, sintatticamente, grammaticalmente e a livello di struttura di pensiero.
Detto questo, buona permanenza.

Dec. 15th, 2009

jeff_stone_ed

Pearl Jam "No Code", 1996



No Code è il quarto album di studio della band di Seattle. Piuttosto disomogeneo ed ostico ai primi ascolti, non ha avuto il grandissimo successo dei precedenti tre album, nonostante abbia debuttato al primo posto della classifica americana, ed è a mio parere uno degli album maggiormente sottovalutati dei Pearl Jam.

1. Sometimes )
2. Hail, Hail )
3. Who You Are )
4. In My Three )
5. Smile )
6. Off He Goes )
7. Habit )
8. Red Mosquito )
9. Lukin )
10. Present Tense )
11. Mankind )
11. I'm Open )
13. Around The Bend )

jeff_stone

ARTIST INTERVIEW: PEARL JAM'S JEFF AMENT AND STONE GOSSARD, Uncut

I membri fondatori dei Pearl Jam Jeff Ament e Stone Gossard ricordano il reclutamento di Eddie Vedder, la registrazione del loro capolavoro, Ten, e gli effetti indesiderati dell’enorme successo dell’album



Testo Originale. )
Traduzione. )

Fonte: Uncut

eddie_smile

Rearview Mirror [...], The National Ledger, 9 agosto 2008

Recensione (molto) appassionata dei tre concerti solisti che Eddie Vedder ha tenuto nell'estate del 2008 tra New York e Newark. Karen B. Schwarz ci racconta tre serate memorabili divertendosi ad immaginarle come un ipotetico appuntamento con il cantante, del quale descrive -più ancora della semplice performance- vezzi, difetti e divertenti aneddoti.



Testo Originale. )
Traduzione. )

Fonte: The National Ledger.

Oct. 21st, 2009

vedder_gossard_ament

GDR?

"The Other Side" e "Sad", sono due tra le più belle canzoni contenute in Lost Dogs, raccolta di leftovers e b-side dei Pearl Jam pubblicata nel 2003. La storia di queste canzoni è particolare e -nonostante il contenuto- piuttosto divertente, tanto da poterle definire una sorta di gioco di ruolo tra il bassista Jeff Ament, autore di musica e testo di "The Other Side", ed il cantante Eddie Vedder, autore di "Sad": tutto parte dal testo scritto da Ament a seguito della morte della madre (che in corso d'opera si trasforma anche in una speculazione più generale sulla solitudine che si prova lontani dalla persona amata); Vedder trova la canzone così bella e toccante da volerne scrivere il rovescio della medaglia: ed ecco quindi "Sad", testo incentrato sula tristezza profonda di chi sopravvive alla persona amata.

The Other Side )



Sad )




Jul. 24th, 2009

eddie_smile

Eddie Vedder of Pearl Jam, A.V. CLUB, November 6, 2002

Poco da dire: tutto da leggere.



Il momento della genesi dei Pearl Jam fu allo stesso tempo il motivo della loro esplosione e della loro quasi distruzione. Nonostante siano stati scartati da molti (incluso, come noto, Kurt Cobain) come approfittatori della scena grunge, i Pearl Jam divennero la più grossa band di Seattle, e il loro album di debutto Ten superò persino le vendite di Nevermind dei Nirvana. Coperti da un enorme successo commerciale, i membri dei Pearl Jam fecero l’imponderabile: cercarono di preservare la loro integrità mentale diventando meno famosi. Rifiutarono di girare altri video e declinarono molte interviste, il che lasciò spazio alla speculazione su molti articoli di gossip, incluso uno squallido servizio di Rolling Stone che generò pronte lettere di protesta da parte di Courtney Love e Michael Stipe. Poi, nel 1994, i Pearl Jam s’imbarcarono in quella che sembrò una guerra suicida contro la Ticketmaster, che ostacolò i tour. Ma la reazione musicale della band al proprio successo fu semplicemente memorabile: produsse tre fortissimi album – Vs. del 1993, Vitalogy del 1994 e No Code del 1996- che si dimostrarono più viscerali e coraggiosi di Ten. Vitalogy è particolarmente notevole, scivola da canzoni rock ispirate al punk a ballate pronte per andare in radio fino ad inaspettate sperimentazioni. Nonostante i dischi grandiosi e i rutilanti live, la band riuscì ad invertire il suo senso di marcia nella scala del successo fino ad un livello per loro maneggevole. Con qualcuna delle pressioni lasciate alle spalle, Yeld del 1998 e Binaural del 2000 furono considerevolmente più rilassati (e meno interessanti), e raggiunsero un pubblico più organico, come nei desideri della band. Il rifiuto di fare video ed il silenzio stampa furono parzialmente alleggeriti, e i Pearl Jam furono capaci di far convergere alcune delle proprie energie dall’allontanamento della fama verso obbiettivi più produttivi, cose come portare avanti le proprie cause sociali preferite e farsi avanti per Nader nel 2000. Queste esperienze si mostrano sul serio nel nuovo e fantastico Riot Act, un potente album rock che parla di politica su basi meno personali. L’Onion A.V. Club ha recentemente parlato con il restio ma affabile Eddie Vedder riguardo la fama, la politica e la politica della fama.

Testo originale )

Traduzione )

Fonte: A.V. CLUB.

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